Sono stato invitato a scrivere sulla mia citta’ che e’ Rivoli in provincia di Torino e che  ha cinquantamila abitanti e scrivero’ su un argomento in particolare. Ne scrivero’ per decantarne le sue peculiarita’ e per  evidenziare quali siano le opportunita’ che penso debba cogliere; ne scrivero’ come se la  Rivoli che coglie opportunita’  fosse un esempio da declinare con sfumature diverse per tanti luoghi in Italia che possono diventare un motore per lo sviluppo se si concentrano sulle caratteristiche di unicita’ che la natura, la geografia e il patrimonio storico culturale li ha dotati.

Rivoli nasce nell’undicesimo secolo, quindi nel medio evo, intorno a una roccaforte e ad un podere che sviluppano una connotazione feudale. L’ area geografica e’ privilegiata dalla collina e guarda in fronte una citta’ gia’ grande, Torino, mentre dal lato opposto guarda la Val di Susa, la Francia e le montagne, ma anche quel capolavoro medioevale neonato che e’ la Sacra di San Michele. Intorno al feudo si sviluppa inizialmente un piccolo borgo e gia’ nel secolo successivo la famiglia Savoia lo governa. Nei secoli successivi la collocazione strategica di Rivoli consente uno sviluppo costante del territorio ma è solo nel diciassettesimo secolo che viene eretto il Castello che poi grazie all’intervento dello Juvarra diviene quell’importante monumento che conosciamo. Nel 1984 diviene sede di un museo per l’arte contemporanea. Erano gli anni 80, anni connotati da un grande fervore e da un grande benessere economico –sociale, inevitabilmente passo’ in secondo piano la leva artistica-culturale che non venne percepita nell’ottica di un motore per la crescita e lo sviluppo, per una mancanza di visione soprattutto.

Visione che invece ebbero ancor prima citta’ europee come Salisburgo a cui Rivoli avrebbe dovuto ispirarsi avendo in comune con lei molte peculiarita’. Salisburgo puntando sulla musica e gli eventi ad essa correlati sviluppa nel suo borgo a scendere dal castello dominante un’economia floridissima che attrae milioni di turisti che partecipano ad eventi legati a Mozart e alla musica classica in generale, grandi e piccoli, in un ritmo incalzante di sfumature e prospettive che alimentano l’economia di negozi, alberghi, ristoranti e locali di intrattenimento. E’ un’economia pulita, forse un po’ aristocratica ma molto redditizia.

Rivoli invece è ad oggi economicamente morta, le attivita’ commerciali del suo meraviglioso centro storico soccombono, i suoi palazzi storici sono chiusi e non portano alcun valore aggiunto alla citta’. Il castello di Rivoli porta pochissimo valore aggiunto perche’ ha scelto un indirizzo che ha un piccolo bacino di utenza seppure rappresenti un riferimento internazionale e la sua gestione è slegata dal comune con cui condivide poco o nulla; il suo direttivo, indipendente, è arroccato su una rendita di posizione garantita dal sostegno della Regione. Con questo non voglio dire che la vocazione attuale andrebbe revocata seduta stante, un tentativo per renderla propedeutica a uno sviluppo del territorio potrebbe anche essere fatto, seppure nutra dei dubbi in tal senso e sarei per focalizzare su argomenti di piu’ ampio richiamo quali la musica, il teatro e il cinema.

Vicino a Rivoli c’è Venaria Reale dove scelte diverse hanno generato un flusso turistico internazionale di tutto rispetto, la Reggia lì è stata assai valorizzata seppure anche lì si potrebbe fare ben di meglio per lo sviluppo commerciale della citta’ in cui è insediata. E ancor meglio si potrebbe fare se si generasse un proattivo network da proporre ai turisti nostrani ed esteri che lo sfrutterebbero in massa. Ecco, il problema di fondo che l’Italia ha su questo tema e che vale per Rivoli, per Venaria e per migliaia di altre citta’ italiane che hanno la fortuna di disporre di monumenti, palazzi, storia, cultura, è che da questi non vengono supportate e valorizzate con un’ottica di prospettiva economica e commerciale e viceversa.

Spetta alla politica correre velocemente ai ripari facendo scelte drastiche ma armonizzando gli intenti del territorio, credendo in una mission che potrebbe anche falcidiare rendite di posizione, scardinare altarini ma che si rivelerebbe un motore per il futuro seppure grazie anche al nostro grande passato.

Posted by:Sandro Geromin

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