La depressione ed i suoi correlati rappresentano le patologie piu’ diffuse. Un allarmante incremento dei disturbi dell’umore che affligge le popolazioni soprattutto piu’ evolute, esteso e pervasivo, che condiziona aspetti sociali, famigliari, lavorativi. Vero è che la diagnostica e’ piu’ presente che in passato e spesso campanelli d’allarme suonano forse troppo presto, che sussiste una facilita’ nell’accesso soprattutto a terapie farmacologiche e che conseguentemente anche il mercato farmaceutico ha un interesse a far si che si incrementi l’uso degli psicofarmaci, spesso prescritti con leggerezza, ma è anche vero che chi ha sintomi del mal di vivere necessita di una cura perche’ in una societa’ che corre veloce, che ha ritmi incalzanti e dove se non si è reattivi, si perde il treno della vita ;senza cura tutto diviene piu’ invalidante. In passato erano il tempo e gli affetti a guarire certe ferite della mente, ora invece la scienza interviene con la medicina e con la psicoterapia.

Ma proprio perche’ di tempo da dedicare a noi stessi ne abbiamo sempre meno e gli affetti sono sempre piu’ labili, viene da chiedersi se tale poderoso incremento delle patologie depressive non sia da ricercarsi nel sostrato su cui poggia la nostra societa’ attuale. Vi sono aspetti che insieme contribuiscono al disagio; pensiamo, per citarne alcuni, alla disgregazione delle famiglie, all’individualismo, all’eccesso di comunicazione, al lavoro precario, alle pressioni sociali e al carico di aspettative che ne deriva.

L’essere umano non è piu’ libero di esprimersi e di affermarsi secondo le proprie inclinazioni, i propri temperamenti, i propri umori e quindi soffre. Poi c’è il fattore Tempo da dedicare veramente a noi stessi che si sta rilevando il bene piu’ prezioso ma anche piu’ raro da trovarsi. Mio nonno apparteneva alla civilta’ contadina e ricordo che mi raccontava delle stagioni e dei loro ritmi, delle comunita’ famigliari che la sera si ritrovavano nella stalla dove si socializzava tra una partita a carte e gli sferruzzare di una maglia…tempi andati in cui si faceva fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma il confronto era diretto, piu’ umano.

Anche oggi si puo’ far fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma il confronto avviene con l’intermediazione delle macchine e con tutti i limiti che cio’ comporta tra i quali il fatto che il tuo interlocutore non lo guardi piu’ negli occhi, non percependone piu’ le sfumature e la precisa identita’. Forse questa è la depressione maggiore che sosteniamo e che trascina quelle cliniche, riflettiamoci.

Posted by:Sandro Geromin

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