Si parla molto del futuro delle nuove generazioni, della prospettive che potranno avere visto il quadro di sofferenza attuale. Noi grandi e maturi non ne veniamo a capo e pensiamo che se non ce la caviamo noi figuriamoci loro che sono nati e cresciuti avendo tutto e senza dovere o potere dimostrare nulla. Mi riferisco in particolare a quei ventenni nati alla fine del secolo scorso e che ora sono studenti universitari o ahime’ disoccupati.

Cerchi quindi un dialogo con loro per capire se sono o no idioti visto che passano ore a cazzeggiare su internet o con la play station e ti viene da stimolarli sulla visione della vita e su argomenti i piu tecnici possibili riguardanti la conoscenza e la cultura; lo fai anche perche’ data la tua eta’ ovviamente pensi di essere piu’ preparato e in grado di insegnagli qualcosa. Ed e’ qui che scopri che in rapporto con  alcuni di loro l’ idiota sei tu.

La loro elasticita’ mentale e’ infatti straordinaria e nel loro cervello, rapidissimo nella reattivita’, hanno contenuti e nozioni che tu te li sogni. Questo aspetto ti stupisce ma anche ti conforta e la prima cosa che ti chiedi e’ che se fossero in una situazione economico- sociale  come quella in cui eri tu trent’ anni fa sarebbero dei vincenti.

Ora sono disorientati, si rendono perfettamente conto che il sistema offre pochissime opportunita’. Sanno benissimo che han due strade percorribili in linea di massima: votarsi a un impegno mostruoso grazie al quale potrebbero comunque razzolare ben poco perche’ la vita e’ sempre piu’ una lotteria ma rinunciando alla  loro liberta’, oppure privilegiare quest’ultima sopravvivendo grazie alle famiglie e sperando di affermarsi in un qualcosa che privilegi le loro inclinazioni e il loro individuale temperamento.

Non e’ bello mettersi nei loro panni, vedono la situazione dei loro genitori, l’infelicita’ imperversante, qualora siano consapevoli e lo sono quelli fra loro piu’ sensibili, sicuramente somatizzano una profonda sofferenza.

Come fare per aiutarli? penso che bisogna star loro vicino, alimentare il confronto e il dialogo e avere l’ umilta’ di imparare anche da loro. La nostra generazione e’ partita bene ma sta finendo male al contrario di quella dei nostri genitori; spero tanto che i nostri figli vivano il processo inverso, quello vissuto dai loro nonni. Purtroppo ci balla una guerra vera e propria senza la quale cio’ non sara’ possibile, la storia l’ ha sempre insegnato.

Stiamo vivendo comunque una guerra  molto subdola che tenta di arginare una guerra vera e propria ma scontenta tutto e tutti. Come ho gia’ sostenuto in altri articoli non ci possono essere radicali cambiamenti senza lo spargimento di sangue, il sistema ogni tanto va resettato per poter rinascere.

Ma siamo disposti a morire per i nostri figli?

Posted by:Sandro Geromin

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