In un sistema che corre veloce  supportato da cio’ che la tecnologia offre, soprattutto in ambito social ,la frustrazione aumenta in modo esponenziale; tutti possono essere protagonisti ma pochi lo sono piu’ degli altri. Si perde quindi quella consapevolezza identitaria propria dell’essere umano  al punto che, nei momenti in cui ci si ritrova nudi davanti alla nostra immagine riflessa sullo specchio, questa diviene sfocata,quasi irriconoscibile.In questo ambito sorgono inquietudini e spesso la debolezza umana partorisce delle abominie fra cui lo scredito altrui come forma di rivalsa che non ha eta’, si esprime sia in ambito virtuale che fisico ed il gruppo che la produce e’ estremamente plastico e mutevole.

Il pettegolezzo proprio della piccole comunita’ fu il precursore del fenomeno che poi evolvette in un vulnus descriminatorio ad appannaggio degli adolescenti e poi ancora in un qualcosa che include tutto senza barriere anagrafiche.

Si esprime nei rapporti virtuali, in particolare in quelli che vedono la presenza di gruppi rivali fra loro per ideologia ,ma anche all’ interno dello stesso gruppo con sfide caratterizzate da acredini personali nelle quali emerge molta volatilita’ di prese di posizione che piu’ che altro sono dettate da un opportunismo di circostanza.In ambito fisico comunitario ,quindi nelle relazioni verbali dirette, il gruppo e’ ancor piu’ plastico e un fondo prepotente di ipocrisia prende il sopravvento.Giochi di sguardi,mezze frasi,sorrisi ,vengono orientati all’ interlocutore secondo la bisogna in un gioco che sostanzialmente vede tutti contro tutti.

Nelle famiglie va recuperato il dialogo, lo spirito di aggregazione ,il valore umano piu’ profondo che recepisce le singole identita’ e un forte contributo educativo che, scomparendo, ha fatto si che almeno due generazioni non siano in grado di cogliere elementi importanti delle comunita’. Senza coesione e superamento di sterili artifizi le comunita’ si sgretolano degenerando al punto di non poter  usufruire  piu’ di quel salvagente indispensabile alla sopravvivenza in un mare globale  gia’ di suo  sempre piu’ agitato e profondo.

Posted by:Sandro Geromin

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