Si fa presto a dire “andrà tutto bene” disegnando arcobaleni in ogni dove, quando, dentro di te, ormai tutto è grigio: grigio fumo, grigio nebbia, grigio smog…ed altre infinite nuances di preoccupazione, angoscia e rabbia.

Tutti a casa, restiamo a casa: come se potessimo scegliere di fare altrimenti.

“A CASAAAA”, urlano dai balconi, se per buttare l’immondizia compi un passo in più, magari con un saltello involontario che “puzza” di fitness.
Le nostre prigioni dorate, per quanto piene di comfort, libri, dischi e dvd, cominciano ormai a starci strette, dopo vari giri sul monopoly della quarantena di stato.

Le auto-certificazioni che cambiano ogni 2 minuti hanno rotto i coglioni.

Le edizioni speciali dei tg con annunci di stato insulsi hanno rotto i coglioni.

Le fake news sul corona virus hanno rotto i coglioni…TUTTO ha rotto i coglioni: i livelli di sopportazione sono al minimo storico e l’insofferenza è direttamente proporzionale ai giorni trascorsi in cattività sanitaria.

Guardi video su come il governo tedesco sta tenendo a freno i contagi e ti incazzi, pensando a tutto il tempo che è stato perso dai nostri governanti italiani: era solo un’influenza, il vero virus era il razzismo, facciamo gli aperitivi in centro e gli stessi virologi filo-governativi che prima minimizzavano il covid19, sono poi saliti ,in ritardo, sul carro del lockdown.

Ed ora pontificano.
Vogliono insegnarci a vivere.
Tutti.
Il tutto a costo di vite umane.

Pensi ai tagli sulla sanità che governi di ogni colore hanno inflitto per decenni al nostro paese, pensi ai medici e agli operatori sanitari mandati a combattere il virus senza mascherine e dpi adeguati e li vedi come i nostri nonni, sbattuti nella steppa russa a combattere con solo le baionette spuntate e gli stivali di cartone, con ben poche possibilità di sopravvivere al Generale Inverno.

Mio nonno ha combattuto sul fronte russo, durante la seconda guerra mondiale: era un comune operaio della Lancia, senza particolare inclinazione per la guerra, e se non fosse stato per l’aiuto di un contadino russo chiamato Sergej, che lo salvò da una sicura morte per assideramento, mio padre non sarebbe, poi, mai nato nel 1946 e non si sarebbe chiamato Sergio, in onore di quel generoso contadino russo.

Anche adesso in nostro soccorso sono arrivati i russi, e gli albanesi, i cubani, i cinesi …l’Europa non pervenuta, troppo impegnati a criticarci.

Risulta impossibile sentirsi europeisti,ma risulta anche difficile avvertire amor patrio, tra speculazioni,sciacallaggi,incapacità dei nostri politici di ogni fazione e tanta miseria umana che la pandemia sta facendo emergere tra i connazionali.

È dura avere fiducia nel futuro.
Penso a quando vedremo la luce al fondo di questo tunnel, infinito, di ansia e terrore e ricordo quella vecchia canzone degli Smiths
“There is a light and it never goes out”
Diceva
“Portami fuori stasera
Dove c’è musica e ci sono persone.
Non voglio ritornare a casa mai e poi mai.
Portami fuori stasera
Perchè voglio vedere gente
E voglio vedere vita.
Oh, c’è una luce che non si spegne mai”

Che la luce della speranza di un domani migliore rimanga sempre accesa,ora è un flebile lumicino, fragile è la sua fiamma, come una candela nel vento.

Posted by:Carlotta Sissi Zanitti

One thought on “ALCHIMIE DEL RIORDINO

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