Luglio. Il sole scotta alle cinque circa del pomeriggio. La luce è abbagliante.

Lei svolta dalla statale in una stradina laterale, pattugliata dalla solita extracomunitaria in calzoncini corti e top, e si inoltra nel bosco, fra felci e rovi. Procede lentamente con la piccola auto perché adesso la strada è soltanto più terra battuta. Ad un tratto si ferma e si sfila, cauta, le mutandine.

Attraversa vigneti e brughiera, passa davanti a case rustiche e si trova infine, al termine del percorso, davanti ad un portone automatico, aperto, in attesa. Si inoltra, decisa, nel cortiletto, racchiuso da alte mura e orlato da ortensie in fiore, e il cancello si chiude lentamente alle sue spalle.

Sulla destra c’è una casetta, con un piccolo balcone e macchie di gerani rossi. La porta d’ingresso, schermata da una tendina a rete, è socchiusa. Entra senza bussare e si trova immersa nella penombra, fresca e accogliente. Lui, in piedi vicino al tavolo, cerca prima i suoi occhi, poi osserva rapido l’insieme: gonna stretta, appena sopra il ginocchio, scarpe raffinate, capelli in ordine, trucco leggerissimo, e la bacia sulle labbra, dolcemente, mentre l’accarezza con forza sui fianchi e sui glutei. Una mano s’infila sotto la gonna e si arresta per un attimo, sconcertata, per poi immergersi, con maggior voluttà, fra i peli del pube.

Lei si stacca brevemente e saluta: “Ciao!”. Lui fa un cenno con il capo e subito la riporta in avanti e la stringe in un assedio di carezze, per concentrarsi nuovamente là, dove l’umore monopolizza la sua attenzione. Lei apre alcuni bottoni della camicia bianca e tormenta la peluria scura, che pare irrigidirsi ulteriormente al tatto. Contemporaneamente dischiude lenta le gambe e attende con fiducia che lui le dimostri una volta ancora quello che già sa, e infatti l’orgasmo non tarda molto e la scuote, come una piantina sbattuta dalla tempesta: ad un tratto, le ginocchia hanno un leggero cedimento, e lui sorride, soddisfatto, cominciando a spogliarla. Soltanto a questo punto risponde, come al solito: “Benvenuta”.

Pezzo a pezzo cadono all’intorno i pochi indumenti. Le bacia con tenerezza i seni, segnati dal tempo, e le cinge le spalle, sospingendola verso la scaletta in legno che porta al piano superiore. Nell’attraversare il mini-salotto in abbandono, che ricorda quello di gozzaniana memoria, lei scansa il tavolo tondo, testimone delle bizzarie della volta precedente, e si avvia languida verso una sedia a dondolo d’altri tempi. Lui intuisce e la segue, divertito; lei si accomoda, completamente nuda, accavallando le gambe, rese più affusolate dai tacchi. L’uomo resta interdetto per qualche attimo, poi prende un cuscino, lo pone a terra, davanti a lei, e si inginocchia. Lei si abbassa, gli sfila la camicia e gli accarezza a lungo le spalle, baciandolo sul collo e sulla nuca. Gli slaccia la cintura e comincia a far scendere i pantaloni, poi le mutande e contempla, serena, la sua asta ferma e turgida. E si dondola, lenta, abbandonandosi lungo lo schienale. Si bea con lo sguardo e si dondola, illuminata fiocamente dalla luce che penetra dalle persiane socchiuse. Gli occhi di lui la seguono, attenti ad ogni minimo movimento, e le mani giocherellano qua e là, nervose. Pochi, lunghi attimi, in cui avviene tutto e nulla, soltanto il tempo di apprezzare ed imprimere i fotogrammi nella memoria, prima che, stanchi del gioco, si decidano a procedere oltre…

Alcune ore dopo, quando lei se ne va, entrambi hanno occhi lucidi di gioia e l’animo colmo di dolcezza. Come sempre, non si sono scambiati che pochissime frasi, comunicando quasi soltanto con gli sguardi, fedeli al patto di lasciare temporaneamente “i loro pacchettini” di quotidiani guai, nei pressi delle ortensie.

Lei è già sulla porta quando lui la ferma, interrogativo: “Le mutandine?”. “Ah, sì, è vero…”. Le recupera dalla borsetta e se le infila, tenendo la gonna in vita, mentre lui non perde una mossa dell’intera operazione. Poi l’accompagna alla macchina, un po’ triste. “Tornerai?” “Forse, se mi sarà possibile. Non ti preoccupare per il traffico. Appena a casa, ti scrivo.”

Posted by:sherazade sollus

One thought on “IL SOLE SCOTTA ALLE CINQUE

Commenta: