Cosa ci insegna la crisi del coronavirus?

Che il settore produttivo primario è stato abbandonato a se stesso, a seguito degli accordi commerciali con paesi produttori.

Che il settore produttivo secondario è stato per lo più demandato ad altre nazioni. Che il settore terziario si è sviluppato all’inverosimile, su fondamenta non sicure ne proprie, fragili.

Il terziario avanzato poco finanziato e male riconosciuto perché non necessario (avendo demandato il primario e il secondario a produzioni extra nazionali). Pertanto, l’occupazione della mano d’opera nazionale in pieno regime, si è tradotta in disoccupazione e assistenzialismo, riempiendo il mercato interno di prodotti “non made in italy”.

L’esercito è stato dismesso, e nel bisogno è impreparato. Ergo, l’Italia non muore…. se dopo il coronavirus si concentra ha:

  1. Ripristinare e mettere in produzione il settore produttivo primario e secondario storico, ripristinare l’occupazione, facendo a meno di scambi commerciali che non siano strettamente necessari tipo petrolio, gas naturale, corrente elettrica.
  2. Finanziare il settore del terziario avanzato (la ricerca, la sperimentazione, la formazione).
  3. Integrare l’economia di Stato con l’economia di guerra, potenziando fabbriche, ripristinando caserme e Leva sul tipo israeliano (obbligo di aggiornamento).
Posted by:Nicola Marcucci

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