Io non mi fido dei balconi. Non mi piacciono i balconi e non è solo una questione di vertigini.

La storia ci insegna che la gente affacciata ai balconi, spesso, è stata foriera di pessime notizie, bruttissime idee, esternazioni ridicole o vittima di sventura. Pensateci…il balcone grazie al quale è sbocciato l’amore tra Romeo e Giulietta, alla fine, a quei due, ha portato più rogna che gioia. Meglio sarebbe stato se Giulietta, invece di dar retta a quello stalker di Romeo, appostato sotto il suo balcone, fosse rimasta dentro casa, bella spaparanzata in poltrona a leggere…e invece no…ha voluto fare la tronista del cornicione ed è finita che son morti male tutti e due!

La Estelle del dramma teatrale “A porte chiuse” di Sartre, usa un balcone per liberarsi della propria figlia neonata. No, i balconi e soprattutto quelli che parlano dal balcone, a me, proprio non piacciono.

Penso al balcone di Piazza Venezia e all’ipnosi collettiva di un popolo aggrappato al cornicione della follia; oppure penso al balcone del Quirinale, dove Hitler si affaccio’, salutando con la manina, come un turista qualunque.
Penso al balcone del Kaiserhof Hotel di Berlino, in Wilhelmsplatz, dove sempre Adolf Hitler, festeggio’ la propria nomina a cancelliere. Agli uomini di potere i balconi piacciono molto: garantiscono bagni di folla senza “l’effetto collaterale” del contatto pelle a pelle.

Stare sul balcone è un modo per stare in evidenza, sopra un podio, molto ben al di sopra delle vite altrui. Ricordo, poi, la ridicola esultanza dei cinque stelle sul balcone di Palazzo Chigi per “la sconfitta della povertà” e non so se ridere o piangere per questa assurda rimembranza, che annovero tra le immagini più demenziali del nuovo millennio. Non considero, inoltre, i balconi nemmeno luoghi salutari.

Martin Luther King era fuori sul balcone di fronte alla sua camera, quando alle 18:01 del 4 aprile 1968, fu colpito da un singolo proiettile calibro 30-06 sparato da un Remington 760. Sì, è vero, per chi crede, i balconi portano soprattutto la parola del Santo padre e so’ che se, con questo mio pamphlet contro i balconi sbaglio, voi mi corriggerete (cit.), ma io sono atea, ed i balconi non mi convincono ugualmente.

Spero quindi mi perdoniate e mi capiate, dopo questo lungo discorso, se non riesco a trovare né commoventi né gratificanti i flash mob dai balconi che si stanno svolgendo in questi giorni di quarantena dal corona virus.

Lo so’ che vi annoiate chiusi forzatamente in casa: tutti ci stiamo rompendo i coglioni, ma non è comunque un buon motivo per uscire su quei maledetti balconi a renderci ridicoli di fronte agli occhi del Mondo, che come sempre ci guarda e ci giudica.

Urlando e sbraitando dai balconi ci si trasforma nello stereotipo degli italiani sguaiati e casinisti che combattiamo da decenni. Urlare e sbraitare dai balconi come dei tamarri non ci rende nemneno più coraggiosi o uniti, semmai, dimostra quanta paura abbiamo di quel maledetto virus che ci sta tenendo lontani dai nostri amici, dai nostri cari.

Compostezza, razionalità e discrezione…e si va a rompere il culo al corona virus…DOPO averlo sconfitto, semmai, festeggeremo tutti insieme con balli e canti…ma non sul balcone. Non sul balcone, dai.

Posted by:Carlotta Sissi Zanitti

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