È stato un tema filosofico costante l’idea che la felicita’  coincidesse con la conoscenza e che usare l’anima fosse il piacere maggiore, perché equivale al cercare di portare l’ordine celeste sulla terra.

Ciò che ci tocca in sorte diviene un mantra che sprona  comunque a diventare quel che si e’ non accontentandosi di restare in un bozzolo.

La filosofia antica e quella moderna hanno avuto una idea diversa di felicità. Per i filosofi antichi la felicità è una forma di virtù mentre per i filosofi moderni la felicità è un avanzare verso cose future. Chi dice di non cercarla è un bugiardo, dice Aristotele. Per gli antichi non si deve avere la pretesa di volere qualcosa di completamente diverso da quello che si ha: se un uomo povero, ad esempio, volesse diventare ricco dovrebbe pensare che la sua ricchezza sta in quello che lui possiede. Inoltre, per Aristotele, Platone e Socrate, la felicità è nella virtù, uno stato che non cambia e che si ottiene con gli esercizi spirituali che rendono la felicità duratura superando anche il dolore. 

Ai nostri tempi La virtù pare essere l’imparare a comportarsi in modo buono. Quindi possono essere considerati felici virtuosi coloro che sono buoni. Pochi pero’.

Posted by:Sandro Geromin

Commenta: