Sul piano economico-sociale potrebbero variare gli schemi che sinora vedevano nella globalizzazione il motore principale. L’ amministrazione Usa sta attuando politiche economiche che la vedono sempre piu’ puntare verso un’ autonomia di mercato interno.

L’ Europa da par suo conferma l’asset strategico con gli Usa. La triangolazione dei dazi rende meno convenienti i rapporti economici globali e i grandi paesi asiatici, Cina e India, sono costretti a puntare sui loro consistenti mercati interni per alimentare la loro crescita.

La recente linea di indirizzo Green che l’ Europa sta varando vede il nostro continente abbastanza pronto a recepirla in quanto negli anni passati ha gia’ assimilato diverse direttive sul consumo energetico a cui si e’ aggiunta quella sul plastic free.

Tutto questo combinato disposto potrebbe quindi preludere a un nuovo disegno economico-sociale di tipo regionalistico nel quale si produca dove si consuma con benefici sul piano ambientale. Importare ed esportare lontano inquina di piu’ il pianeta e far produrre in aree in cui l’ ambiente non e’ salvaguardato e’ ancor peggio.

Un movimento come quello di Greta Thunberg sensibilizza l’opinione pubblica che in Europa e’ propensa, per avanguardismo culturale, a recepirlo e questo movimento si guarda bene dal coinvolgere l’ Asia palesemente inquinante.

bertocco.eu

L’ Europa ha 740 milioni di abitanti e ha visto negli anni della globalizzazione un crollo della classe media che era quella che sosteneva maggiormente i consumi e che intraprendeva di piu’.Il nuovo disegno potrebbe farla risorgere insieme alle imprese medio-piccole, le iniche in grado di rigenerare un tessuto che e’ stato falcidiato.

Schemi interni nei rapporti tra stati europei potrebbero nascere se l’ economia regionalistica si attuera’ anche sulla base delle risorse di ognuno ma con la vocazione a compensarsi.

Non resta che augurarsi che cio’ si concretizzi, questi anni han dimostrato quanto sia devastante il modello che vede due estremita’ sociali senza l’ area mediana.

Posted by:Sandro Geromin

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