Rilevo che molti giovani stanno elaborando un concetto di vita che non ha molto a che fare con la ricerca spasmodica del progresso e neanche del denaro. Seppure non abbiano vissuto quel periodo che va dagli anni cinquanta agli anni 80, ricco di fervore, in cui era piu’ facile pianificare una vita diciamo serena e seppure abbiano iniziato il loro percorso in un sistema globalizzato ,informatizzato, in cui l’informazione social è a palla, provano un senso sgradevole di disgusto nel processo che si autoalimenta e soprattutto vede una affermazione continua della competizione per essere qualcuno.

Forse han visto la vita che negli ultimi anni fanno i loro genitori che non è piu’ una vita che lascia spazi ad aspetti gradevoli per un essere umano, forse, proprio grazie all’archivio di informazioni poderoso di cui dispongono, stanno facendo profonde riflessioni sul senso della vita. Quindi avviene che alcuni stanno vivendo in una capanna nel bosco, altri si immergono nella conoscenza della letteratura e della filosofia,altri ancora si isolano e alimentano il fenomeno degli hikikomori;molti riscoprono la natura e i suoi frutti, la religione o la compagnia degli animali. Certo si tratta di un fenomeno non ancora massivo; i piu’, pressati dalle loro famiglie e dagli input che le careers promulgano, si immergono nel contesto contemporaneo studiando a capofitto schemi predeterminati ad uso e consumo del meccanismo, pur essendo consapevoli che non si sa’ dove si andra’ a parare e che, se la ruota della fortuna non gli assistera’, andranno ad essere sfruttati come dei burattini da quei pochi che detengono forza contrattuale e vero potere.

D’altra parte se ci fermiamo un attimo tutti a riflettere, per quanto l’aspettativa di vita sia sempre maggiore e cio’ in fondo alimenti la speranza di poter vivere varie stagioni nel nostro percorso, noi esseri umani cosa possiamo provare di immensamente bello e intimamente gratificante in quanto dotati di un’infinita’ di percettori sensoriali molto sviluppati che convogliano tutti nella regia che è in grado di elaborare il nostro cervello? Possono essere il denaro, il successo, il sesso fine a se stesso, il potere o altro ancora a farci star bene con noi stessi? forse intesi come strumenti o surrogati per certi versi anche si ma è ampiamente dimostrato quanto in fondo questi si rivelino dei palliativi autoalimentanti che esauriscono i loro effetti e non siano in grado di fornirci quella pace e quella risoluzione che potremmo declinare col termine Serenita’. Si potrebbe aprire un dibattito enorme su questo tema, certamente ci saranno delle pubblicazioni che ne parlano e non è mia intenzione dilungarmi in un protervio di considerazioni sul senso della vita che si rincorrono dai tempi di Platone ma penso che in questa fase storica le persone piu’ sensibili, anche e soprattutto giovani ,si stiano ponendo delle domande. La bolla della vita che rispondeva a certi canoni e che ci includeva, forse si sta dissolvendo, un po’ come si sono dissolte quelle speculative, forse perche’ anch’essa è una speculazione.

Posted by:Sandro Geromin

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