La spinosa questione ILVA tiene, giustamente, banco su tutti i giornali e su tutti i programmi di approfondimento politico: le sorti del governo giallo-rosso (apro parentesi: fossi una tifosa romanista, peraltro, mi incazzerei parecchio nel vedere i colori della mia squadra accostati ad un simile obbrobrio elettorale…) molto dipendono da come si risolverà l’affare ArcelorMittal.

Eppure, non c’è solo l’Ilva come emergenza lavorativa nel nostro disgraziato paese: più di 150 tavoli sono aperti al ministero del lavoro, che tradotto in parole povere,significano centinaia di migliaia di posti di lavoro in pericolo.

Si parla solo di Ilva, ma anche in Piemonte abbiamo una emergenza assoluta: la chiusura degli stabilimenti italiani della tedesca MAHLE.

Parliamo di circa 450 posti di lavoro che il 5 gennaio non ci saranno più; parliamo degli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo CHIUSI e non perché i pistoni, li prodotti, non li vuole più nessuno, ma perché la dirigenza tedesca della MAHLE ha deciso che quei pistoni li paga meno in Polonia…ed allora si chiude in Italia e si delocalizza dove tutto costa meno! Ah la Polonia, che paradiso fiscale!!!! La MAHLE investe milioni di euro per sponsorizzare la FERRARI ma di pagare il giusto i propri operai, non ne vuole proprio sapere.

Le fabbriche in Italia chiudono, le multinazionali se ne vanno in paesi dove la pressione fiscale sul lavoro è quasi assente ed i salari dei lavoratori sono abbastanza miserrimi da poterci cavare un lauto profitto.

Disgraziati e maledetti quei governi che non proteggono il lavoro dei propri cittadini e permettono agli sciacalli della finanza di poter fare il bello ed il cattivo tempo senza alcun ostacolo e senza nessuna conseguenza penale ed economica. In Italia, ormai, la classe operaia non va in paradiso, ma direttamente sul marciapiede con le pezze al culo, senza passare dal via.

Lo stato promette solo inutili misure assistenzialistiche come il reddito di cittadinanza, anziché trovare una maniera PRODUTTIVA per far campare le persone, perché gli italiani non vogliono elemosine inutili, ma desiderano potersi guadagnare da soli il proprio pane.

Solo il lavoro rende liberi, l’assistenzialismo, oltre ad essere solo un passivo per l’economia statale, rende schiavi. Solo quando la politica attuerà serie riforme per la de-fiscalizzazione del lavoro dipendente, con incentivi VERI per chi assume (e non a tempo determinato o con contratti furbetti) e con sgravi fiscali per gli imprenditori virtuosi che assumono e non de-localizzano, potremo dire di vivere in un paese CIVILE.

La MAHLE sta chiudendo, ed oltre ai 450 dipendenti di Saluzzo e La Loggia sono a rischio altri 30.000 posti di lavoro dell’indotto…che facciamo? Ci raccontiamo ancora la favoletta che è stata abolita la povertà, oppure cerchiamo di creare leggi che DIFENDANO i posti di lavoro, anziché creare una nazione di pezzenti?

Posted by:Carlotta Sissi Zanitti

One thought on “NON C’È SOLO L’ ILVA

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