(pensiero complesso per palati forti e persone non vittime dell’ideologia)

Viviamo in un clima poco sereno, sottoposto a incertezze perpetue, in cui prevale la sensazione che qualcosa dall’ alto di potente e poco chiaro sia in grado di annientare quel poco di liberta’ che ci rimane.

Percepiamo che sia dovuto all’ inconcludenza, male che tutto governa, ma anche a quel terzo potere spesso infido, arrogante, saccente, costituito da quella parte di magistratura che usa leggi incerte per fini certi, anche solo per alimentare la propria autostima o per affermare demagogie piuttosto che appartenenze ideologiche asservite ad un sistema palesemente ingiusto, propedeutico al mantenimento di uno status quo e corroborante un disegno vessatorio atto a colpire chi intraprende, produce e crede nella liberta’.

Parole difficili, si; purtroppo ragionamenti complessi possono necessitare di circonlocuzioni complesse, me ne rammarico, ma e’ proprio il tema ad essere complesso e cerco di spiegarmi in modo articolato ritenendo di utilizzare all’uopo terminologie adeguate.

Il combinato disposto fra magistratura ideologica e burocrazia, anch’essa forgiata dall’ideologia, penso che rappresenti l’ antitesi della liberta’ ad intraprendere; consolidarne in un sistema la presenza viscerale significa radicare in tutti coloro che son propensi ad intraprendere la convinzione che farlo rappresenti una battaglia persa in partenza e cio’ alimenta la desistenza.

Infatti in qualsiasi ambito ci troviamo se sussiste un paradigma riconosciuto in grado di farci desistere da un’ azione e’ molto probabile che evitiamo di compierla. Puo’ avvenire sia per un fine positivo che per uno negativo. Facendo un esempio banale, se sappiamo che se assumiamo una sostanza che il paradigma ci dice essere dannosa per la salute evitiamo presumibilmente di farlo e, se proprio ci teniamo tanto ad assumerla ,sappiamo di andare incontro a conseguenze. Se rapportiamo questo al tema di cui disquisivo possiamo trarre le conseguenze.

Esiste una giustizia giusta? si se e’ incondizionata e non condizionabile dagli altri poteri; se è incondizionata puo’ anche fare errori ma li fa in buona fede e tenta di correggerli e, se proprio non ci riesce, per onesta’ intellettuale, rimette il suo giudizio. Sarebbe questo quel quel tipo di giustizia che potrebbe accettare una separazione delle carriere dei magistrati e che vuole l’indipendenza dalle correnti che hanno legami con la politica.

Come mai sussiste una commistione fra politica e magistratura?

Perche’ i poteri dello stato sono tre: due ,che sono il legislativo e l’esecutivo, detenuti dalla politica e il terzo, quelli giudiziario, detenuto dalla magistratura.

Nonostante la si associ all’epoca moderna, l’idea della separazione dei poteri affonda le radici nella Grecia classica: nella riflessione filosofica dei tempi, il cosiddetto governo misto era visto come antidoto alla possibile degenerazione delle forme di governo “pure”, nelle quali tutto il potere è concentrato in un unico soggetto.

Sta di fatto che nel nostro paese prese piede soprattutto a partire dalla fine degli anni 80 l’ipotesi di stringere un patto fra una parte politica e la magistratura al fine di avere in mano tutti i poteri trasgredendo a quella regola di civilta’; Il patto si attivo’ anche con lo sterminio di quella classe politica e dirigente che all’epoca governava, aprendo le porte ad un’altra, protetta dalla magistratura stessa; insieme avrebbero governato in totale sintonia ed egemonia.

Qualcosa in questo disegno non funziono’ perche’ scese in campo un terzo incomodo che spariglio’ i giochi almeno per un po’.

Da allora fu tutta una lotta per mantenere il controllo di tre poteri, la magistratura espressione di quella parte politica assunse una funzione di servizio alla stessa governando situazioni sensibili alla bisogna e ostacolando quella parte politica ritenuta avversa. Nel recente scenario politico si affaccio’ pero’ una nuova forza politica dominata da principi giustizialisti che poteva avere un fianco scoperto ma riusci’ ad imporsi su un ministero importante di collegamento come quello proprio della giustizia. Attualmente quindi nello scenario abbiamo due forze politiche di governo che detengono il potere in ambito legislativo ed esecutivo allineate anche nel condurre un disegno organico con il potere giudiziario.

Ma questa ricostruzione riguarda un aspetto per la gestione univoca di tre poteri assecondando i bisogni e le necessita’ di un’area politica di riferimento per calmierare situazioni contingenti riferite alle aree avverse ;di sicuro Aristotele, se dall’alto seguisse queste vicissitudini italiane potrebbe rivoltarsi nella tomba, ma purtroppo il problema che tale commistione genera ben piu’ ampio.

Almeno secondo la mia visione, questo insano rapporto va ad incidere profondamente a livello sociale perche’ connotato da rilevanti argomenti ideologici che sono in grado di condizionare l’esistenza dei cittadini con un ingerenza vessativa ed ostacolante nelle loro vite.

Mi riferisco, come dicevo all’inizio, a tutto quello che riguarda il fattore economico-sociale che sta in funzione della libera impresa e delle sue necessarie azioni che gli consentono di operare in un sistema complesso costituito da un mercato, in cui il rapporto domanda offerta è fondamentale, sia in termini di competitivita’ che in termini di fluidificazione di un tessuto costituito da rapporti fra privati e fra privati e pubblico.

Fare impresa in Italia è una opera ciclopica: scarsa competitivita’ nel costo del lavoro, carenze infrastrutturali, tassazione alle stelle, leggi che trovano applicazioni incerte e che possono ostacolare e bloccare un processo imprenditoriale insieme ad un fisco vampiresco che trova proprio nella magistratura un asset strategico.

Se poi pensiamo che il sistema non è stato in grado di salvaguardare gli onesti dai disonesti, allora diviene palese che fare impresa onestamente è un’opera difficilissima e la ricaduta peggiore la abbiamo sulle PMI che pero’ costituiscono con il loro prodotto la maggioranza del PIL, mentre la grande impresa ha capitali e mezzi per uscire da questo coacervo mutilante spostando le sue sedi in paesi piu’ garantisti e dotati di imposizioni fiscali ragionevoli.

In sostanza da noi soccombono gli onesti volenterosi, quelli che dovrebbero invece essere salvaguardati per garantire un sistema economico sano.

Un ulteriore aspetto folle è poi costituito dalla presenza sul nostro territorio di un’economia parallela in cui gravita la criminalita’ organizzata, dotata di una fortissima liquidita’ da riciclare nell’economia reale e, in un terreno cosi dissestato, trova facile penetrazione; aziende dissestate dal fisco iniquo, che non godono di un economia solida, che non dispongono di marginalita’ sufficienti a sostenere i propri costi, in balia del rischio di ricevere provvedimenti giudiziari, spesso cedono alle sue sirene pur di liberarsi da un peso troppo pesante da sostenere.

Non penso se ne possa piu’ uscire da una situazione del genere, si è aspettato troppo tempo a riformare leggi, magistratura, sistema burocratico; chi poteva farlo è stato indotto a non farlo anche con un sotterraneo ricatto e chi ha in mano i gangli del potere non vuole farlo.

Apprezzerei da voi un parere su questo argomento ma espresso senza barriere ideologiche e guardando con obiettivita’ ai fatti.

Posted by:Sandro Geromin

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