Sono torinese da generazioni, orgogliosamente torinese! Sono anche tifosa del TORO da generazioni, perché si sa’, Torino è stata e resterà granata, a prescindere dagli insuccessi perenni della squadra di Cairo e delle meraviglie di Ronaldo sull’altra sponda del Po: il vero cittadino torinese è del TORO, e su questo non ammetto repliche né discussioni. Io Torino e la torinesita’ ce le ho proprio nel dna. Mio padre si occupava di cultura piemontese, in casa parlava “la lenga”(la lingua piemontese) e, quando possibile, anche io mi diletto a tirare fuori qualche vecchia parola gergale da lui insegnatami.

Insomma, anche se vivo a Rivoli da un paio di anni, mi considero sempre una torinese in trasferta, e ci tengo sempre molto a ribadire sempre questa mia origine, Torino è sotto la mia pelle. Ma nonostante l’amore incondizionato per la mia città, proprio ora che non vi abito più, ne scorgo i limiti e le pesanti disarmonie. Perché Torino è la città delle 1000 contraddizioni. Torino è sabauda ma al tempo stesso operaia; Torino è il luogo da dove tutto nasce (la moda, la televisione, l’alta cioccolateria; l’editoria) e dove tutto, poi, ci viene scippato dai più scaltri “cugini” milanesi, complici sindaci (SINDACHE) torinesi del tutto inadeguati ed incapaci.

Il nostro motto rimane lo storico “Esageruma nen”, perché a noi non piace alzare la voce, fare “gli sboroni” e metterci in mostra, siamo sottotraccia, profilo basso, lavoriamo nell’ombra e, nell’ombra, spesso ci facciamo, però, fottere da quelli meno eleganti ma più spregiudicati.

Noi torinesi teniamo molto alle buone maniere, alla forma, alla buona educazione: appariamo squisitamente gentili, ma siamo poi accusati dai forestieri di esser, si cortesi, ma terribilmente falsi. Quello che si dice dei torinesi “freddi” è aimè spesso vero: siamo chiusi, settari, terribilmente snob e concediamo VERA confidenza a pochi intimi selezionatissimi. Non sono poi così lontani gli amarissimi tempi in cui i cartelli “non si affitta ai meridionali” capeggiavano sui portoni delle case, e di fatto, la vecchia mentalità torinese fa ancora un po a pugni con gli usi ed i costumi di chi, dal sud, si è qui insediato, costruendo la fortuna sua e della città. Siamo una città con più anime che ancora si contrastano tra loro,sospesi tra tradizioni perdute ed un futuro incerto.

Siamo avanguardia ed audace sperimentazione, ma anche piccineria e provincialismo. Vorremmo essere una capitale culturale mitteleuropea( e ne abbiamo tutti i crismi), ma poi ci facciamo fottere tutti gli eventi, le mostre, i concerti, i saloni e rimaniamo con il naso in su a fissare dei droni senza passato e senza futuro. Turin alé na cita Paris: Torino è una piccola Parigi; Versailles ha COPIATO la precedente Reggia di Venaria; “Senza l’Italia, Torino sarebbe più o meno la stessa cosa. Ma senza Torino, l’Italia sarebbe molto diversa.” però, ora, siamo qui, desertificati da una crisi economica perenne e gambizzati da una classe politica meno che inutile. Pensiamo alle olimpiadi del 2006 e proviamo un vortice di straziante nostalgia, per tutto quello che siamo stati e non riusciamo più ad avere ed essere.

Torino, mi manchi, Torino, risorgi.

Posted by:Carlotta Sissi Zanitti

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