Il cibo orientale si e’ diffuso in Italia gia’ diversi decenni fa. Prima fu il cinese e poi a seguire il giapponese, l’indiano e il thailandese e via via ne arrivarono altri minori.

Si e’ un po’ geneticamente modificato nel tempo acquisendo sfumature piu’ gradite al nostro palato e cio’ avviene naturalmente in qualsiasi posto arrivi un cibo da lontano; avviene anche per il cibo italiano soprattutto quando varca un oceano.

In Italia soprattutto negli ultimi vent’ anni e’ stato tutto un prolificare di ristoranti etnici asiatici, soprattutto cinesi presenti in ogni quartiere in numero rilevante.

Come abbiamo potuto verificare pero’ i cibi delle varie regioni asiatiche si differenziano parecchio tra loro cosi come si differenziano parecchio nei costi dei piatti e anche del servizio.

Il cinese ha un’ offerta variegata terra-mare proposta a prezzi molto contenuti, il giapponese propone soprattutto il sushi di pesce ben piu’ costoso anche per le materie prime, il thai offre notevole assortimento terra-mare ma non e’ a buon mercato come il cinese.

In Italia, patria della cucina migliore del mondo va detto che il cibo orientale si e’ consolidato ma non sfonda. A parte un bacino d’ utenza non rilevante  che si e’ veramente appassionato a questi cibi e alcuni periodi in cui consumarli diveniva un rito alla moda, l’italiano preferisce il cibo nostrano sia a questi che a tutti gli altri provenienti dal resto del mondo.

Come si dice moglie e buoi dei paesi tuoi, ovvero e’ sempre meglio sciegliere qualcosa che rispecchi la propria identita’ aspetto che per un bel periodo il fenomeno globalizzazione ha mistificato. Penso che anche per il cibo sia ora di tornare alle origini lasciando anche quello orientale relegato a qualche siparietto estemporaneo e non lo dico solo perche’ si attesta l’ ennesimo virus proveniente da quell’ area ma perche’ il nostro e’ il piu’ vario e qualitativamente migliore sulla faccia della terra e il nostro corpo si trova meglio con quello.

Siamo di stirpe nobiliare noi italiani anche se a volte non ce ne rendiamo conto.

Posted by:Sandro Geromin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.