Non si vedeva Joe Pesci sul grande schermo da 10 anni: già solo per il suo ritorno al cinema, vale la pena affrontare le tre ore e mezza di THE IRISHMAN. In realtà ci sono una marea di motivi per vedersi le tre ore e mezza dell’ultimo film di Scorsese. Primo perché Scorsese è uno dei più grandi registi della storia del cinema, roba che Tarantino può solo sucare (io lo odio Tarantino, spesso ho scritto di lui sul mio blog), ed ogni suo film è un altro pezzo di mosaico di un universo filmico che ha colonizzato il nostro immaginario.

Dalla paranoia di “Taxi Driver”, alla mafia di “Quei bravi ragazzi”, “Gangs of New York” e “Casino'”; attraversando i generi più disparati, fino al suo capolavoro supremo…quel “Raging Bull” che è il punto più alto di una filmografia eccelsa, con qualche caduta qua e là, ma sempre solida, personalissima, affascinante.

Scorsese È il cinema: la cura nei dettagli d’epoca, le curatissime colonne sonore, i dialoghi memorabili, i migliori attori…la Hollywood nata negli anni 70 è stato il periodo più fertile della settima arte e i registi italo-americani sono stati i più grandi di sempre: Scorsese, Coppola, Cimino e De Palma. Il cinema, il modo di fruirne, però, nel frattempo, è cambiato così tanto che, per trovare i 140 milioni di dollari necessari per realizzare la sua visione di THE IRISHMAN, Scorsese ha potuto contare solo sul colosso dello streaming web NETFLIX.

Ed allora w Netflix, se ci permette, nel 2020, di poter ancora godere di un nuovo affresco di Martin Scorsese, dove si possono ammirare contemporaneamente in azione De Niro, Pacino, Pesci e Keytel. Critiche a destra e a manca per le manipolazioni del Cgi che attraverso il morphing dei volti, ringiovanisce gli attori: per una volta che la computer-grafica è funzionale ad una storia e non sono la storia stessa, il pubblico abituato ai fumettoni si annoia. A questo siamo arrivati.

Dicono che tre ore e mezza sono troppe, per una storia infarcita di flashback su Jimmy Hoffa, mentre invece le tre ore di NULLA ASSOLUTO di “C’era una volta ad Hollywood” vanno bene, perché Tarantino è sempre cool mentre Scorsese è considerato vecchio, senile.

E allora w i vecchi, quella vecchiaia e decadenza che Scorsese non ha timore di mostrare (anche se dell’ultima mezzora della pellicola si poteva anche fare a meno, perché nulla aggiunge alla storia). W i vecchi, se hanno il carisma del trio meraviglia Pacino-Pesci-De Niro. W quel cinema crepuscolare che da Sergio Leone a Clint Eastwood, ci fa riflettere sulla caducità delle nostre esistenze. Tutto muore, sempre e comunque, potenti, smargiassi, santi ed assassini.

I personaggi di The Irishman non sono mai caricature, ma uomini a tutto tondo,tra miserie e nobiltà, cosi profondamente umani, fallibili, spesso teneri, come tenero era il Tony Soprano che tutto deve al cinema di Scorsese. THE IRISHMAN probabilmente non verrà ricordato come il capolavoro assoluto di Scorsese (dura reggere il paragone con se stessi, quando già l’apice si è raggiunto in più occasioni nell’arco di 50 anni di carriera), per almeno una mezzora da sforbiciare e perché esplora tematiche e cliché già noti, ma chi ama Scorsese (e chi scrive lo ama da sempre), ama anche e soprattutto quei cliché.

THE IRISHMAN è il cinema di cui tanti abbiamo ancora voglia e bisogno, quello che ti rimane impresso nella retina, anche quando lo schermo si spegne.
Posted by:Carlotta Sissi Zanitti

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