Il primo che cerco’ di parlare dell’olocausto attraverso il linguaggio della commedia fu Jerry Lewis: il suo “The day the clown cried” è il più famoso film “ritirato”, ripudiato e rimasto inedito della storia del cinema.

“Il giorno in cui il pagliaccio pianse”, sceneggiato, prodotto, diretto ed interpretato dallo stesso Lewis, narrava di un clown imprigionato in un campo di sterminio, incaricato dai nazisti di far ridere i bambini ebrei un’ultima volta, prima di accompagnarli ai forni crematori. Lewis si vergogno’ a tal punto del risultato finale del suo film che ne impedì la distribuzione: solo nel 2024 pochi fortunati studiosi potranno finalmente vedere l’unica copia della pellicola, da anni conservata al Library of Congress. Roberto Benigni, nel 1997, riprese l’idea alla base dello sfortunato film di Lewis, ovvero la shoa raccontata attraverso una commedia, e ne fece la sua fortuna: tre premi oscar (tra cui il primo oscar della storia ad un attore protagonista non anglofono) ed un successo planetario per il suo “la vita è bella”.

A distanza di anni ho rivisto diverse volte “la vita è bella” ed una volta esaurita la commozione provocata dalla primissima visione al cinema, non l’ho poi valutato affatto come un capolavoro immortale.

Regia approssimativa; scenografie ed ambientazioni non credibili (pensate alla rappresentazione molto più realistica del lager vista in altre pellicole, anche nel più vecchio “Pasqualino Settebellezze” della Wertmuller, per restare in ambito di produzioni nostrane); sceneggiatura “paracula” ed uno stuolo di attori comprimari ben attenti a non mettere mai in ombra la vulcanicita’ del mattatore Benigni. Insomma…la VERA grande commedia tragica sulla Shoa, per me, non era ancora stata realizzata, fino all’uscita di “Jojo Rabbit”.

“Jojo Rabbit” riesce dove “la vita è bella” ha per me fallito: fare un film REALMENTE dissacratorio, BEN FATTO e commovente sul nazismo, sulla tragedia ebraica e sugli orrori della seconda guerra mondiale. “Jojo Rabbit” è frutto di una co-produzione americana, inglese, neo zelandese e ceca e davvero riesce a coniugare il ruvido umorismo inglese al talento tutto americano del fare cinema, con in più la sensibilità europea.

In “Jojo rabbit” si compie addirittura il miracolo di vedere una Scarlet Johansson che recita BENE e non si limita al solito ruolo della bonazza a cui ci aveva abituati: diverte, commuove e rapisce il cuore, nei panni della giovane madre di un piccolo nazista.

Il Jojo del titolo è un bambino della gioventù hitleriana, cresciuto a pane e propaganda nazista, cosi affascinato dal Fuhrer (interpretato dal regista del film) da averlo scelto come amico immaginario e guida spirituale.

La vita, la guerra, la morte e la conoscenza con una ragazza ebrea costringeranno Jojo a rivedere tutte le sue idee e a crescere come un uomo libero. A differenza che nel sopracitato “la vita è bella”, tutto in “jojo rabbit” funziona a meraviglia: la sceneggiatura è dissacrante e scoppiettante, la regia e la fotografia sono curatissime e TUTTI gli interpreti sono eccelsi.

Si respira a pieni polmoni aria di CULT.

Le note finali di “Heroes” di David Bowie (non ve me fregherà giustamente nulla, “heroes” è, da sempre, la canzone preferita di chi scrive) e la scena liberatoria che chiude “Jojo rabbit” vi daranno l’idea di aver appena finito di vedere un film destinato, ripeto, a diventare un cult movie degno di essere ricordato negli annali.

Posted by:Carlotta Sissi Zanitti

One thought on ““jojo rabbit: il cult è servito”

  1. ERRATA CORRIGE E POSTILLA DELL’AUTRICE
    Ho dimenticato di nominare “Essere o non essere” di quel genio di Mel Brooks,un film davvero da recuperare e molto più interessante e ben realizzato de “LA VITA È BELLA” ,anche se non un gioiellino come JOJO RABBIT.
    “IL GRANDE DITTATORE” di Chaplin invece non può essere “ristretto” e catalogato semplicemente nella categoria commedia, perché è una delle maggiori opere della storia del cinema e non credo sia ascrivibile ad un unico genere filmico,per questo motivo non è stato citato nella disamina.

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